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Pressing sulla Mattel: una barbie calva per le bimbe malate cancro

La Mattel, storica azienda produttrice della bambola Barbie sta subendo molte pressioni da lobby e gruppi di consumatori americani, per produrre un esemplare di bambola, in tutto e per tutto uguale alle Barbie tradizionali, meno che per i capelli.

La nuova Barbie dovrebbe essere calva per essere destinata a quelle bambine e ragazze colpite da tumore che hanno perso i capelli per le cure oncologiche o alle giovanissime le cui madri o familiari sono malate di tumore e non hanno più i capelli.

Con una bambola-simbolo come la Barbie ma senza capelli sarebbe più semplice far compredere alle più piccole il delicato passaggio causato dalle medicine. Inoltre, una bambola calva potrebbe contribuire a rafforzare l'autostima delle giovani malate. La campagna è partita da Facebook e ad oggi ci sono oltre undicimila persone che la sostengono.

Uribu, la prima piattaforma italiana di denuncia sociale

Scritto da Administrator.

È nato Uribu, una piattaforma web che amplifica la possibilità di denunciare e documentare abusi, soprusi. Sanità, trasporti pubblici, istruzione, infrastrutture sono messi al centro dell’attenzione per tutti quei cittadini che intendono palesare tutto ciò che riguarda il malgoverno. Una piccola Wikileaksnostrana e una Striscia la notizia per il popolo di internet .


Gli ideatori

Carlo, Andrea, Alessio e Andr3a92 (nickname). I creatori di Uribu sono molto giovani e non raggiungono 80 anni in quattro. Provengono da diverse regioni italiane, ad unirli la grande passione per il web, dove, oltre ad essersi conosciuti, hanno scoperto di avere tante cose in comune. Di li a poco, hanno messo in “cantiere” l’idea di realizzare qualcosa di importante e positivo. L’ambizione più grande di questo progetto è appunto quella di ripristinare tutto ciò che non va per il verso giusto nella quotidianità del “Bel paese”. Naturalmente per ora rimane solo un buon proposito ma, come promettono gli autori: “con la partecipazione degli utenti sarà possibile avere un servizio sempre più trasparente e garantista per tutti gli italiani scontenti.

Il sito-denuncia

Nella homepage di Uribu, tutt’ora in allestimento si legge: “Se per te l’abbandono di un cane, il maltrattamento di un disabile, la sosta su uno scivolo del marciapiede o un semplice autista che non rispetta le fermate pubbliche e altri milioni di esempi sono azioni normali, chiudi pure questo sito, in caso contrario, continua, se credi che il rispetto, la giustizia siano fondamentali rimani pure e aspetta la nascita di Uribu”. L’invito attuale è quello di registrarsi e di condividere il tutto su twitter. Attualmente gli ideatori stanno lavorando moltissimo per migliorare la grafica, divulgare il programma e velocizzare tutto il meccanismo che la piattaforma web mette a disposizione dell’utente.

Come funziona

Il funzionamento, spiegano i quattro soci, è molto semplice: “si possono segnalare in maniera del tutto anonima soprusi o malfunzionamenti di servizi pubblici e privati. Esistono specifici form dedicati ognuno ad assolvere alle segnalazioni inerenti una specifica area tematica: ad esempio quelli per i trasporti pubblici, quello per la sanità, per l’istruzione o per le infrazioni stradali, come un suv che parcheggia su uno scivolo per disabili, e così via. In questi giorni stiamo sviluppando un metodo semplice per inserire anche video in modo anonimo. Inoltre, ogni segnalazione si potrà condividere con i social network più famosi dove si potrà commentare con i propri amici e con gli altri utenti del sito”.

In cerca di sponsor

Gli ideatori del sito-denuncia non nascondono le difficoltà economiche che hanno riscontrato: “già prima di nascere Uribu ha avuto problemi economici. I server sono molto costosi e così anche la gestione del sito, per quanto cerchiamo di ridurre al minimo le spese facendoci tutto da noi”. Così il team di Uribu va a “caccia” di sponsor. Si rivolgono in particolar modo “a coloro che credono ancora che, nonostante tutto, l’Italia sia un bel posto dove stare”. Continuano strizzando l’occhio all’imprenditore calzaturiero più in voga del momento: “Ci piacerebbe – dicono- poter avere il sostegno di qualcuno come Diego della Valle, un imprenditore che ha sempre mostrato un grande interesse verso i giovani”. I ragazzi però, puntano molto anche ad un sostentamento attraverso le micro-donazioni degli utenti.